[ALCEI]


Come lo vuoi il bavaglio?
Comunicato stampa del 24/10/97


Si prega di diffondere in tutte le sedi ritenute opportune entro e non oltre il 15 novembre 1997

   Il virus dell'autoregolamentazione comincia a produrre i primi casi di delirio. Con la scusa di proteggere i minori - che vengono trattati piuttosto da "minorati" - si sta cercando di imbavagliare la Rete.

   Nell'incontro che si terrà il 31 ottobre 1997 a Pozzuoli organizzato da Microsoft e AIIP (che evidentemente avallano tale situazione), verrà presentata una fantomatica agenzia italiana di rating che si arroga il diritto di stabilire i criteri di classificazione di cio' che è contenuto nelle pagine web.

   Cio' viene fatto senza alcuna legittimazione ne' rappresentativita' e in modo arbitrario; in applicazione di un principio (PICS o qualsiasi surrogato) concettualmente sbagliato, inapplicabile in concreto e pericoloso strumento di censura e repressione.

   Classificare unilateralmente i contenuti delle pagine WEB è assurdo oltre che irrispettoso delle differenze culturali di gruppi che convivono entro gli stessi confini (superabili agevolmente, peraltro, quando ci si muove in Rete) ed inutile: comunque rimarrebbero fuori dal controllo altre forme di utilizzo della Rete come la posta elettronica, liste o il chat.

   Fin dalle sue origini, ALCEI parlò dell'opportunità di definire comportamenti, non in forma di "regole imposte" ma di "metodi condivisi". Quella sarebbe stata una "autoregolamentazione" nel senso vero della parola.

   Il progetto prevedeva la collaborazione di tutte le parti interessate. Non avrebbe dovuto occuparsi di censure, filtri o controlli di qualsiasi specie sui contenuti, ma di comportamenti; di reciproci diritti e doveri fra "utenti" e "provider", di civiltà di comportamento nella rete, eccetera.

   Questa iniziativa non prese forma perché trovò l'indifferenza dei "grandi" e la violenta ostilità dei piccoli SysOp, che si consideravano (e ancora si considerano) dittatorelli "benefattori" e consideravano (forse ancora oggi) oscena l'ipotesi di riconoscere qualsiasi diritto agli "utenti". Fino al punto di essere schierati contro la crittografia o qualsiasi forma di riservatezza.

   Il tema è evidentemente ancora di attualità.

   La faccenda dei filtri e controlli, invece, oggi portata avanti da una perfida alleanza di ipocrisie, non è affatto una "autoregolamentazione" ma un sistema di regole imposte "dall'alto", con l'alleanza di alcuni grossi provider, cui poco importa la libertà della rete e molto importa "pararsi il culo" e la connivenza di associazioni come Città Invisibile che unilateralmente e senza nessun titolo si ergono a certificatori dei contenuti immessi in Rete.

   Cio' è contro ogni più elementare buon senso.

   Nessun genere di "indice" o "classificazione" può essere valido per tutti. Ognuno riflette, inevitabilmente, la "cultura" le "convinzioni" la "filosofia" il "costume" di chi si erige a "giudice".

   Se proprio classificazioni dovessero esistere, sarebbero "tollerabili" solo se fossero riservate a specifiche comunità e se ognuna dichiarasse, in modo esplicito e trasparente, a quale particolare filosofia, religione od opinione si ispira, e chi ne è l'interprete; l'adesione da parte degli appartenenti a quella comunità dovrebbe essere una scelta volontaria e individuale. In qualsiasi altro caso, si tratta di repressione e di "indebita interferenza" da parte di qualcuno nella libertà di opinione e di informazione di ciascuno di noi.

   E se poi, ad abundantiam, a iniziative del genere si mescolano interessi commerciali o comunque "di parte"...

   Ormai si sta diffondendo a livello mondiale la convinzione che filtri di qualsiasi specie sono inutili; e che se si debbono proteggere i "minori" contro contenuti "inadatti" l'unico modo è educare famiglie ed educatori.

   (Per quanto riguarda i "pedofili" in rete, le cronache confermano che in realtà imperversano altrove; e se davvero ce n'è qualcuno in rete che davvero fa qualche danno cio' che serve è usare la rete per incastrarlo, come può fare qualsiasi poliziotto intelligente, senza neppure aver bisogno di "intercettazioni" o altri spionaggi; invece di perder tempo con inutili repressioni e spargere il terrore con continui riferimenti a "pericoli" in gran parte immaginari).

   Invece... in Italia (e putroppo non solo) si continua a parlare di regole ("auto" di nome, ma non di fatto) che sono inutili per lo scopo apparente, pericolose per l'effetto "censura".


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